Un caffè espresso quotidiano, quasi essenziale, quello in cima alla lista delle selezioni, che scegliamo in modo automatico appena inserita la chiavetta aziendale. Ascoltiamo il rumore in attesa di una certezza, un sapore che conosciamo anche se a volte sorprende. Quello del caffè che si sorseggia come abitudine, per portare avanti la giornata, inserendo quasi senza pensarci la capsula nella macchinetta dell’ufficio. Un gesto normale, scontato, come è normale la complessità che vivono ogni giorno le famiglie con i genitori che lavorano. Un tempo liquido, fumante e scuro a volte senza zucchero, che non crea separazioni e barriere tra i momenti dedicati ai figli e quelli dedicati all’impegno professionale. Tutto mescolato con uno stecchino di plastica. Per qualcuno il sapore è forte e fa arricciare il naso, per altri anche se bevuto tutto di un fiato il tempo in famiglia è una sferzata che fa crescere nuove capacità organizzative, emotive, pratiche, nel modo più naturale possibile. E dà un’energia inesauribile. Questa è la ricarica quotidiana per chi gestisce una famiglia e lo scopre chi sceglie il caffè espresso di Maam, Maternity as a Master (www.maternityasamaster.com) un percorso di formazione su piattaforma on line che può iniziare prima, dopo o durante la maternità… o la paternità. Basta premere il pulsante sulla tastiera che eroga un’idea sprint: un’assenza dal lavoro come quella per la maternità sviluppa competenze per la donna, ma anche per l’uomo tanto da diventare un master. Un’idea che è “uscita dal bicchierino di plastica” ed è diventata impresa per Riccarda Zezza, fondatrice di Piano C, il primo spazio di coworking in Italia a misura di mamma e papà, uno spazio di lavoro condiviso a Milano con area gioco per bambini, cobaby, baby sitting e baby parking. Se il caffè di Maam viene consumato anche dai papà, rende il loro lavoro più produttivo in azienda. Energia pulita per tutti. “Questo è un programma molto ecologico – assicura Riccarda- è un caffè quotidiano, a cui non aggiungiamo niente, né altro caffè né altro thè, un progetto fonte di energia rinnovabile, che si prende da casa e si porta al lavoro e viceversa”.

“Io ogni mattina prendo un caffè macchiato, al mattino…poi alle 11 replico nella pausa caffè con i colleghi”. Benedetta Abertazzi, 34 anni, mamma di due bimbi: Sofia 7 anni e Giorgio quasi 5 ha scelto il caffè espresso di Maam ed è la nostra testimonial. “Ci vuole, tutti i giorni”- dice Benedetta -“come tutti i giorni bisogna fare il passaggio da una parte all’altra, dalla famiglia al lavoro, camminare su un ponte, quello della transilienza tra le nostre due dimensioni”. “In un incontro professionale singolare, un workshop presso Piano C, ho scoperto un percorso formativo per mamme dove si declinava la ricchezza della maternità a livello di competenze professionali. E ho deciso di iscrivermi: era il 2014 e sono stata tra le prime”. Benedetta ha avuto subito l’intuizione di portare questo processo in azienda: “per lavoro mi occupo di formazione per la fascia degli studenti universitari e dei giovani adulti, ho subito proposto di inserire moduli di Maam e di conciliazione lavoro famiglia nei corsi. Questo progetto è entrato nella mia vita dalla finestra del lavoro e mi ha reso consapevole di un mio processo di formazione di nuove competenze”.

E una per una sono spuntate le soft skills, le competenze morbide esercitate a casa e portate sulla scrivania, giorno per giorno. “Con la prima maternità nel 2009 per Sofia e poi con la seconda nel 2012 per Giorgio sono rientrata dopo poco tempo: ho scoperto Maam proprio quando mio figlio aveva 6 mesi e allo stesso tempo in ufficio stavano aumentando le mie responsabilità”.  E allora ha fatto un salto in avanti nella capacità di delega: “a casa non avevo problemi a delegare alcuni aspetti legati alla mia famiglia perché mi sentivo forte del mio ruolo di madre. Sul lavoro ho capito che delegando non mi sarei tolta del potere professionale che avevo conquistato io, ma sarei stata più concentrata su aspetti importanti”. Oltre a questo risultato, immediato, è aumentata la qualità del tempo a casa, e di rimbalzo una maggiore capacità in ufficio di rafforzare la mia motivazione e quella dei colleghi”. 

Ecco come si completa il ventaglio di competenze manageriali di una mamma, dall’ascolto, al problem solving, alla rapidità di scelta, alla risoluzione dei conflitti, alla capacità di far crescere gli altri, alla gestione del tempo. “Aggiungo la gestione degli imprevisti senza troppa ansia e stress: la mamma all’ordine del giorno lo deve fare con i bambini piccoli, che magari si ammalano improvvisamente. Ci si allena a cambiare l’assetto organizzativo e le priorità in casa in modo molto veloce e in continuazione. E tutto questo è energia pura se applicata ai progetti del proprio team”. Competenze che possono essere utilizzate in tutti i contesti e in tutti i ruoli, sottolinea Benedetta. “Per questo ho passato il testimone in azienda anche se Maam è arrivata dopo le mie due gravidanze, mentre di solito si fa iniziare con l’annuncio della gravidanza al terzo mese: mio figlio aveva 2 anni e Sofia ne aveva cinque”. Da quel momento i corsi sono diventati parte integrante del programma , si ripetono ogni anno da 3 anni con una trentina di persone, ogni classe, ogni anno. “Prepariamo futuri mamme e papà lavoratori con questo messaggio rivoluzionario: che la maternità e la paternità sono un master, universitario nel nostro caso, e quindi non devono essere vissute come un momento negativo, un ostacolo che va posticipato il più possibile. Ci sono gli strumenti come Maam per trasformarle in un momento di crescita professionale”. Basta imparare a gestire priorità e competenze per non lacerarsi nella scelta, impresa che sembra impossibile visto che figli e lavoro sono entrambe priorità, sembra un’altalena, una bilancia in cui uno dei due piatti pesa di più. “Mi dicevo- conclude Benedetta- ho due figli, non posso stare molto sul lavoro, penseranno che non ce la faccio, potrò dare quel che riuscirò. Era un po’ un’autocensura e invece da quel momento io ho una marcia in più perché ho due bambini”.

 Ed ecco come la famiglia diventa l’energia quotidiana di un caffè, espresso, che va dritto al punto.

Sorseggiamo anche noi subito questo caffè espresso per capire come funziona con una raffica di domande. Perché, come dice Riccarda, in famiglia non c’è tempo da perdere. “L’esperienza di una nascita di un figlio genera nella madre e nel padre una serie di competenze soft che servono anche al lavoro. Un anno fa abbiamo lanciato una piattaforma digitale, Maam U, che le aziende possono comprare e mettere a disposizione delle donne che vanno in congedo di maternità. Le donne che vi accedono prima durante e dopo la maternità la utilizzano giorno per giorno come un caffè quotidiano realizzando quali competenze soft stanno attivando. Dopo un anno abbiamo 1500 utenti attive e 15 aziende clienti hanno comprato la piattaforma, in 15 paesi del mondo e in 150 città. E ora ci hanno chiesto di attivarla anche per i papà che, se praticanti, sviluppano intelligenza emotiva ed empatia.  Due competenze chiave per i manager. E la palestra per queste soft skills sono le relazioni familiari costanti, quotidiane e continue.

Chi vi ha aiutato e quanto è costato costruire il progetto?
“Nel 2012 io, con un passato aziendale ed Andrea Vitullo, executive coach, per un anno abbiamo fatto ricerca. L’azienda si è auto mantenuta con reddito generato dalla vendita dei servizi e ora è necessario un aumento di capitale rispetto a quello di partenza. Quando abbiamo fondato la società che gestisce oggi la piattaforma abbiamo messo in tre soci 10 mila euro di capitale sociale, poi  ci siamo autofinanziati e abbiamo avuto anche un finanziamento bancario, nel primo anno di attività, di 100 mila euro usando il fondo di garanzia delle start up innovative. Senza bisogno di fideiussione da parte dei soci, grazie anche a banca Unicredit. Oggi facciamo il primo giro di ricerca di investitori da 500 mila euro.

Il modello di business?
Il nostro è un modello B2B, vendiamo alle aziende la piattaforma digitale, investiamo sullo sviluppo con un comitato di ricerca. Le aziende comprano un certo numero di licenze a seconda di quante madri o padri avranno in azienda. Da un minimo di 10 licenze a un massimo indefinito, abbiamo anche contratti flat. Oltre le cento licenze non le contiamo più.”

La forchetta dell’offerta?
Una licenza costa 300 euro e un’azienda deve comprarne almeno 10 per entrare nel programma e ha un anno di tempo per attivarle. Basta avere almeno 10 tra neopadri e neomadri.

I ritorni di produttività?
Il 99% raccomanderebbe il programma ad altre donne e alla sua azienda di proseguirlo. Il rating, il feedback sulle pagine è per quasi il 90% positivo, e dopo un anno secondo un sondaggio tra 500 utenti, le madri tornano al lavoro per l’84 % più motivate e per l’85% più sicure di sé. Tutte le 12 competenze sono state sviluppate con il programma e sono migliorate da un minimo del 5% a un massimo del  35% soprattutto nella capacità di motivare gli altri. Oggi abbiamo dei dati che misurano i risultati in auto percezione. Nel 2017 faremo anche una valutazione in base allo SROI social return of investment. Stiamo lavorando con studenti della Bocconi per realizzare anche indicatori di produttività.

Come si svolge il programma?
Per leggere tutto il programma ci vorrebbero 10 ore filate, ma i moduli e le giornate di chi lo utilizza possono essere gestiti in autonomia. Il momento decisivo per iniziare il programma è quando si comunica la futura nascita. Dopo la fase introduttiva, si inizia con la conversazione con gli altri partecipanti, tutto on line, poi si entra nel vivo con lo sviluppo delle 12 competenze divise in tre aree: relazionali, organizzative e dell’innovazione.Tutto deve essere compiuto prima che nasca il bambino. Poi c’è una fase di due mesi di assestamento dopo la nascita del bambino con il supporto del network e la messa in pratica di ciò che si è sviluppato. E infine la fase finale, prima del rientro al lavoro, per riprendere le 12 competenze allenate e immaginare come portarle al lavoro, perché lì sono necessarie”.

Come fate a incrociare domanda e offerta?
“Diamo alle aziende ciò di cui hanno bisogno. Ci inseriamo in tema di diversity, quando è necessaria la crescita manageriale femminile. Che arriva a un bivio alla maternità: continuare e crescere o lasciare? E inoltre andiamo incontro al bisogno di benessere e di strumenti di welfare per aumentare la produttività. E alla esigenza di creare un network, che nasce durante il programma Maam per combattere l’isolamento tipico dell’assenza per maternità e fa tornare le mamme in azienda con un patrimonio di contatti aggiuntivi, subito operativo. Le aziende oggi spendono un miliardo di euro e mezzo all’anno per sviluppare le soft skills. Con questo programma si sfrutta la carica della maternità che le sviluppa di default e le aziende risparmiano. Le donne lavorano, le donne sono madri e questo deve smettere di essere una crisi. E in realtà le aziende stanno già capendo che la crisi genera competenze.” Il caffè espresso è servito.